La Bibbia non sbaglia

«Non basta possedere la Bibbia, bisogna anche leggerla; non basta leggere la Bibbia, bisogna anche comprenderla e meditarla; non basta comprendere e meditare la Bibbia, bisogna anche viverla»


Perché la bibbia non sbaglia

Bibbia

Nel mese di Giugno del 595 d.c. San Gregorio Magno indirizzò queste belle parole all'amico Teodoro, il quale, presso Costantinopoli, era medico dell'imperatore bizantino Flavio Maurizio Tiberio. Teodoro, a nome dell'imperatore, gli aveva inviato denaro per il riscatto di cittadini prigionieri dei Longobardi. Nel ringraziarlo come “dolcissimo e gloriosissimo figlio, distante con il corpo ma vicino mediante la carità”, gli scrisse:
 
Poiché ama di più chi più osa, ho qualche lamentela circa il dolcissimo animo del gloriosissimo figlio mio il signor Teodoro, perché egli ha ricevuto dalla Santa Trinità il dono dell'ingegno, il dono dei beni, il dono della compassione e della carità, ma si lascia tuttavia prendere incessantemente dagli affari del mondo; è tutto intento alle continue pubbliche manifestazioni e trascura di leggere ogni giorno le parole del suo Redentore..
 
Che cos’è, infatti, la Sacra Scrittura se non una specie di lettera di Dio onnipotente alla sua creatura?
E certamente, se la vostra gloria ricevesse una lettera di un imperatore terreno, non indugerebbe, non riposerebbe, non concederebbe sonno ai propri occhi, se prima non avesse conosciuto ciò che l'imperatore terreno gli avesse scritto. L’Imperatore del Cielo, il Signore degli uomini e degli angeli ti ha trasmesso la sua lettera a vantaggio della tua anima, e tuttavia, glorioso figlio, tu non ti curi di leggere con passione questa lettera.
 
Sii ben disposto, ti prego, e medita ogni giorno le parole del tuo Creatore; impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio per desiderare più ardentemente i beni eterni, perché il tuo cuore arda di più grandi desideri per i gaudi del Cielo. Tanto maggiore allora sarà il riposo per il tuo cuore, quanto più ora non cesserà di amare il suo Creatore. Ma per far questo, Dio onnipotente ti infonda lo Spirito Consolatore. Egli stesso riempia della sua presenza il tuo cuore e, riempiendolo, lo ricrei" (San Gregorio Magno, Lettere).

Dunque, San Gregorio Magno invitava l'amico Teodoro, talvolta troppo preso dagli affanni della vita quotidiana, a soffermarsi maggiormente sulla Sacra Parola del nostro Divino Creatore; parola considerata dal santo come "una specie di lettera di Dio onnipotente alla sua creatura". Dio, infatti, attraverso la Bibbia, ci parla e ci istruisce. Lasciamoci, allora, docilmente ammaestrare dalla Sua Parola, leggendola, comprendendola e meditandola ogni ogni santo giorno. Sarebbe bello, allora, se tutti quanti imparassimo a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio, ma per far ciò, come ebbe a scrivere San Gregorio Magno, serve, innanzititutto, essere "ben disposti"; senza tale disposizione, infatti, non è per nulla facile comprendere realmente il significato della Sacra Scrittura.

Anni fa, nel maldestro tentativo di denigrare i Sacri Testi, qualcuno scrisse, su internet, quanto segue:

In questo passo davvero orribile che citerò tra poco, si vede come la Bibbia approvi persino la tortura:

"Fieno, bastone e soma all'asino, pane, castigo e lavoro allo schiavo: Lavora costretto dalla sferza, cerca di riposarsi; se lasci le sue mani oziose cerca la libertà. Il giogo e le redini fan piegare il collo duro, e il continuo lavoro piega lo schiavo. Al servo cattivo battiture e ceppi: mandalo al lavoro, chè non stia in ozio; perché l'ozio insegna molta malizia. Impiegalo nei lavori, chè ciò gli conviene. Se non ubbidisce, piegalo coi ceppi"
(AT, Siracide, 33, 26-29)
 

L'autore di quel post, mostrandosi scandalizzato, citò un brano (da lui definito orribile) del Siracide pensando di dimostrare, in tal modo, che la Bibbia approvasse la tortura. Si è ben guardato però, guarda caso, di citare il brano (sempre del Siracide) immediatamente successivo a quello là e che dice così:

30 Non esagerare con nessuno; non fare nulla senza giustizia. 31 Se hai uno schiavo, sia come te stesso, poiché l'hai acquistato con il sangue. 32 Se hai uno schiavo, trattalo come fratello, perché ne avrai bisogno come di te stesso, 33 Se tu lo maltratti ed egli fuggirà, per quale strada andrai a ricercarlo? (Siracide, 33, 30-33) 

Il Siracide, pertanto, non approva la tortura ma invita ad agire "secondo giustizia"; ebbene, la giustizia dell'epoca era spesso rude e pesante (ecco il perché di quei versi dal 26 al 29). Al contempo, il Siracide prescriveva che lo schiavo andasse trattato come un fratello. Pertanto, certi modi di commentare e criticare la Bibbia sono a dir poco scorretti. E' sbagliato, infatti, estrapolare e decontestualizzare singole frasi senza aver fatto il ben che minimo sforzo per capire cosa l'autore biblico intendesse realmente affermare. Non è corretto, allora, dire che la Bibbia approvasse o addirittura incentivasse la schiavitù (men che meno le torture); tuttalpiù ne permetteva e regolava l'esistenza secondo le usanze del tempo. In Israele, fra l'altro, gli schiavi erano trattati decisamente meglio che altrove. Per chi volesse, in relazione alla Bibbia, approfondire meglio la questione relativa alla schiavitù, invito a dare un'occhiata a  QUESTO ARTICOLO.

Leggendo le critiche di alcuni non credenti mi chiedo, allora, con che spirito questi si siano davvero accostati ai Sacri Testi. Non mi pare, senza offesa, che abbiano voluto capirci granché. Chi si accosta alla Sacra Scrittura dovrebbe, innanzitutto, mettere da parte ogni pregiudizio su di Essa; dovrebbe, poi, essere disposto a studiarla e a comprenderla anziché giudicarla in tutta fretta. Tanti, infatti, la giudicano malevolmente pur non avendoci, in realtà, capito quasi nulla. Infine, bisognerebbe sapere che fu scritta in lingue arcaiche, usando spesso (come nel caso dell'ebraico e dell'aramaico) un alfabeto privo di vocali e un vocabolario povero di sostantivi; senza dimenticare che fu redatta in un periodo storico del tutto diverso dal nostro (di conseguenza, anche la mentalità del tempo era diversa rispetto alla nostra). Tutto ciò ha avuto ed ha delle fortissime implicazioni che mi pare, però, tanti non prendano minimamente in considerazione. Ci si limita ad estrapolare alcune frasi, decontestualizzandole, con la pretesa di dimostrare così che la Bibbia sia falsa o incoerente o contraddittoria. Decontestualizzare, però, è sempre sbagliato. 

Mi rivolgo, allora, a te, amico ateo; ipotizziamo tu dica o scriva che “per legittima difesa sia giusto uccidere” (sviluppando poi tale concetto in un discorso più ampio), se Caio, dopo aver estrapolato parte di quella frase, ti accusasse dicendo: Tizio ha scritto che “è giusto uccidere”, tu come reagiresti?  

PREMESSA NECESSARIA SU COME VADA LETTA E INTERPRETATA LA BIBBIA:

Da qualche parte ho letto una frase che diceva più o meno così: “Dio non ha faxato la Bibbia dal Cielo ma l’ha ispirata”. Dunque, noi crediamo che Dio abbia ispirato ogni singola pagina della Bibbia ma l'agiografo (colui che è stato ispirato da Dio) ha messo per iscritto la Parola del Signore secondo tutti i propri limiti umani e culturali (nonché secondo il modo di pensare dell’epoca).

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DOMANDE E RISPOSTE:

Ma è proprio vero che la Bibbia contenga errori o incoerenze? 

Attraverso una serie di domande e risposte dimostreremo che non ne contiene.

PERCHE' LA GENESI NON SPIEGA LA CREAZIONE IN MODO SCIENTIFICO?

Dio avrebbe potuto, senz’altro, fare in modo che alcune pagine della Bibbia fossero scritte alla maniera dei moderni libri di scienza esplicitando concetti puramente scientifici quali l’atomo, le molecole, le cellule, il DNA, la forza di gravità etc. ma se avesse fatto ciò, migliaia e migliaia di anni fa, nessuno ci avrebbe capito un bel nulla, a cominciare dall’agiografo, e non capendo, tali persone neppure avrebbero creduto. Oggigiorno, quando un bambino chiede alla propria mamma o al papà come nascano i bambini, non gli si risponde spiegandogli, nel dettaglio, cosa sia il sesso, bensì si usano metafore semplici come quella delle api, dei fiori e dell’impollinazione. Ovviamente un bimbo non nasce poiché l’ape impollina il fiore; tale metafora, però, può aiutare il bambino a capire. 

Finanche in fisica, molte volte, per far capire ai più certi concetti, è necessario usare un linguaggio metaforico e figurato. Significativa, ad esempio, è l'allegoria del palloncino (usata per spiegare il fenomeno dell'espansione dell'universo). Alcuni pensano che le galassie si allontanino le une dalle altre (red shift) perché dotate di moto proprio ma così non è. Per capire meglio la questione, osserviamo l'immagine sottostante (pubblicata, anni fa, dalla rivista americana LIFE); ritrae una ragazzina impegnata a gonfiare un palloncino con sopra riportati dei punti.

espansione universo
(fonte: J.R.Eyerman-Time & Life Pictures-Getty Images)

Guardando quelle foto (l'una affiancata all'altra), notiamo subito due cose. Nell'immagine di destra, il palloncino è decisamente più grande di com'era prima e, soprattutto, i punti presenti su di esso appaiono più distanti, gli uni dagl'altri, rispetto a quando il palloncino era sgonfio. Infine, notiamo una terza cosa: sebbene quei punti, nella seconda foto, siano più lontani di prima, la loro disposizione è rimasta immutata. Supponiamo, adesso, che la superficie del palloncino sia lo spazio intergalattico e che quei punti siano le galassie: l'universo, espandendosi, diventa progressivamente più grande; le galassie, invece, si allontanano, le une dalle altre, non a causa di un movimento proprio, ma per "distensione" dello spazio. L'esempio del palloncino, però, non va preso alla lettera. L'universo, infatti, non è un pallone, né si espande a causa di un pompaggio. Inoltre, l'universo non ha un centro o un nucleo e non si espande all'interno di qualcosa come accade, invece, col palloncino. Tuttavia, nonostante tale metafora presenti delle difficoltà, è ancora oggi la più usata per spiegare, in modo semplice, il meccanismo dell'espansione dell'universo (l'hanno usata e la utilizzano tuttora i migliori divulgatori scientifici). Non deve, allora, stupirci che il primo capitolo del Libro della Genesi (scritto migliaia e migliaia di anni fa), raccontando le origini dell'universo, ci presenti un resoconto della creazione estremamente semplificato.

Semplificato sì ma allo stesso tempo decisamente corretto. La Bibbia, infatti, non ci dice che Dio schioccò le dita e all’istante apparvero tutte le cose come le conosciamo adesso. Ci dice, invece, che la Creazione avvenne gradualmente: in più momenti. Ciò trova perfettamente conferma nelle scoperte scientifiche. Ad esempio, la Genesi ci dice che in origine la Terra era interamente sommersa dall’acqua e che solo poi apparve “l’asciutto”; ebbene, qualcosa di analogo lo dice anche la scienza. L’origine delle terre emerse ebbe inizio con un maxi continente (Pangea) emerso dopo che il pianeta era stato a lungo sommerso dall’acqua. Sul perché i tempi, nella Bibbia, siano più “ristretti”, rispetto alle ere geologiche di cui parla la geologia, invito a leggere quanto scritto qui:

QUANTO DURARONO I GIORNI DELLA CREAZIONE?

La Sacra Scrittura ci dice anche che Dio creò prima il regno vegetale, poi quello animale e solo alla fine l’uomo. Anche questo è confermato dalla scienza. Così com’è confermato che il regno animale apparve, in principio, in acqua (in mare) e da lì, poi, si trasferì alla terra asciutta.

Come poteva un uomo, oltre 3000 anni fa, sapere tutte queste cose?

COME INTERPRETARE I PRIMI CAPITOLI DELLA GENESI?

QUANTO DURARONO I GIORNI DELLA CREAZIONE?

DIO CREO' DAL NULLA (EX NIHILO) O DA MATERIA PRE-ESISTENTE?

COSA SIGNIFICA CHE LA TERRA, IN PRINCIPIO, ERA "INFORME E VUOTA"?

IL 1° GIORNO DELLA CREAZIONE CONTRASTA COL PENSIERO SCIENTIFICO?

POSSIBILE CHE DIO ABBIA CREATO IL SOLE E LE ALTRE STELLE IL 4° GIORNO?

DIO SI PENTE?

qUANTO VIVE UN UOMO?

Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”. (Genesi 6,3)

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo. (Salmi
90,10)

Gli studi sul DNA hanno rivelato che siamo “programmati” per vivere fino a massimo 120 anni (non ci arriva quasi nessuno per malattie, incidenti e quant’altro ma il tetto è quello). Vedi articolo del Corriere della Sera:
 

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/10_Ottobre/22/vecchi.shtml
 
Ma leggiamo un po’ cos’è scritto nel Libro della Genesi:
«Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni». Per la cronaca, il DNA è stato scoperto meno di un secolo fa mentre la Bibbia è stata scritta migliaia di anni prima.

QUANTE COPPIE DI ANIMALI ENTRARONO NELL'ARCA DI NOE'?

- ..di tutto ciò che vive di ogni carne fanne entrare nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te; e siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la loro specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due di ogni specie verranno a te, perché siano conservati in vita. (Gen 6, 19-20) -
 
- Di ogni specie di animali puri prendine sette coppie, maschio e femmina; e degli animali impuri una coppia, maschio e femmina; anche degli uccelli del cielo prendine sette coppie, maschio e femmina, per conservarne in vita il seme sulla faccia di tutta la terra; (Gen 7, 2-3) -

Nel primo dei due brani sopra riportati, Dio comandò genericamente di salvare (di ciascuna specie animale) maschio e femmina affinché, col Diluvio, tali animali non si estinguessero. Nel secondo brano, più specifico del primo, fu fatta, invece, distinzione tra animali puri e impuri. Di quest’ultimi ne furono presi due (maschio e femmina) per specie. Degli animali puri, invece, sette paia. 

Ecco che il secondo brano completa (ma non smentisce) il primo. 

COSA SONO LE CATARATTE DEL CIELO?

dIO MANTIENE LE PROMESSE?

Allora il Signore disse ad Abram […] Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. (Genesi 13,15)

Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano (Ebrei 
11,13)

Dio non disse ad Abramo che ogni suo singolo discendente avrebbe vissuto nella Terra Promessa. Discendenza è un termine generico. Appartenevano alla discendenza di Abramo anche coloro che, dopo la morte di Mosè, entrarono e presero effettivamente possesso della terra che il Signore aveva promesso loro. Dunque non è vero che Dio non mantenne la Sua promessa. Fra l’altro, anche i palestinesi che hanno abitato quell’area nei secoli scorsi si considerano discendenza di Abramo (in quanto discendenti di Ismaele). 

CHI VENDETTE GIUSEPPE AGL'EGIZIANI: GLI ISLAMITI O I MADIANITI?

Secondo Gn 37,28, i madianiti vendettero Giuseppe agli ismaeliti.

Secondo Gn 37,36, i madianiti vendettero Giuseppe all’egiziano Potifar, consigliere del faraone.

Col termine “ismaeliti”, nella Genesi, venivano indicati, unicamente, i discendenti di Ismaele (il figlio che Abramo ebbe dalla schiava Agar) mentre col termine “madianiti” venivano indicati sia i discendenti di Madian (un altro dei figli di Abramo) sia gli abitanti dell’omonima regione mediorientale chiamata, appunto, “Madian” dal nome di quel figlio di Abramo che la ricevette in eredità. Ebbene, al tempo di Giuseppe vi erano, senz’altro, “madianiti” che erano, al contempo, anche “ismaeliti”. Erano, cioè, "madianiti" in quanto abitanti di Madian (o perché provenienti da essa) ed erano “ismaeliti” poiché discendenti di Ismaele. Per capirci meglio, faccio un esempio piuttosto semplice. Ancora oggi, giustamente, molti abitanti dell’Alto Adige sono sia italiani, sia tedeschi. Sono, cioè, di nazionalità italiana e di etnia tedesca. E’ possibile, allora, definirli, a piacimento, in entrambi i modi (italiani e tedeschi). Analogo discorso per quanto concerne quel brano della Genesi. Dei madianiti vendettero Giuseppe a degli ismaeliti che erano, a loro volta, anch’essi di Madian. Quest’ultimi, poi, vendettero Giuseppe all’egiziano Potifar.

Stesso discorso per quei palestinesi che oggi hanno il passaporto israeliano. Sono israeliani (non israeliti) per cittadinanza e palestinesi (cioè arabi) per etnia.

Faccio pure un altro esempio tratto, anch’esso, dalla Bibbia. Dalle Lettere di San Paolo, e dagl’Atti degli Apostoli, sappiamo che Paolo di Tarso era ebreo della tribù di Beniamino e, al contempo, era pure giudeo e romano. Era, cioè, di etnia ebraica (più specificatamente della tribù di Beniamino); era anche giudeo, ma non perché appartenesse alla tribù di Giuda, o perché fosse venuto al mondo in Giudea (era nato in una città della Cilicia chiamata Tarso, nell’attuale Turchia), bensì perché appartenente al Giudaismo; infine era anche romano di cittadinanza. Dagl’Atti degli Apostoli, infatti, sappiamo fosse cittadino romano sin dalla nascita (e non perché l’avesse acquisita col tempo), il che significa che anche i genitori lo erano (cittadini romani). 

DOVE FU SEPOLTO GIACOBBE, A MACPELA O A SICHEM?

LA LEPRE RUMINA?

- Anche la lepre, perché rumina ma non ha l’unghia spartita, è impura per voi. (Levitico 11:6) -

Nella Bibbia, la lepre è considerata "ruminante" ma la scienza ha dimostrato che non lo è; lepri e conigli, infatti, non possiedeno il cosiddetto "rumine" (stomaco ripartito in più parti tipico di alcuni erbivori). Ciò, però, non significa che la Bibbia sia in errore. Il “rumine” fu scoperto nel 1880; prima di allora ruminare significava, semplicemente, masticare una seconda volta il cibo già stato nello stomaco. Ebbene, questo lo fanno anche le lepri e i conigli (seppur in maniera diversa rispetto ad altri erbivori); fanno ciò pur non avendo quel che la scienza oggi chiama rumine; dunque, la Bibbia, a riguardo, non sbaglia. Il fatto che ai giorni nostri i termini “ruminante” e “ruminare” abbiano acquisito un significato più specifico non vuol dir nulla. Le parole nascono, si evolvono e talvolta anche muoiono. Nel nostro caso ci interessa sapere cosa tali termini significassero all’epoca e non oggi. Forse nelle più recenti traduzioni si sarebbe potuto usare un termine diverso ma, se si fosse fatto, i laicisti più incalliti avrebbero accusato la Chiesa di “rimescolare” le carte in tavola (come chi l'accusa di aver cambiato il “non indurre in tentazione” in “non abbandonarci alla tentazione” perché quest'ultima versione farebbe più "comodo").

IL PIPISTRELLO E' UN UCCELLO?

- Tra gli uccelli avrete in abominio questi, e non li mangerete, perché sono un abominio: l’aquila, il cigno, il pellicano, l’avvoltoio, […] la cicogna, l’upupa e il pipistrello. (Levitico 11:13-19) -

Il pipistrello non è un uccello ma un mammifero. Ciò non vuol dire, comunque, che la Bibbia sia in errore. Il termine ebraico ‘Of, comunemente tradotto “uccello”, significa, più specificatamente, “dotato di ali”. Indica, in pratica, gli alati in genere tra cui i pipistrelli.

QUANTE ZAMPE HANNO GLI INSETTI?

- Sarà per voi in abominio anche ogni insetto alato, che cammina su quattro piedi. (Lv11,20-23) -

La parola ebraica tradotta come “insetti” è “Shèretz”, ossia viventi in sciame. Il termine che traduciamo con zampa è “Ragàl” (piede). La cavalletta, ad esempio, ha sì 6 zampe ma le 2 davanti gli ebrei non le contavano come “piedi” (noi diremmo zampe) ma come “mani”. Il brano in questione, infatti, segue dicendo: “potrete mangiare quelli che hanno due mani sopra i piedi per saltare sulla terra (Lv11,20-23)”. Ciò dimostra che l’autore sapeva benissimo che gli insetti hanno 6 arti e non 4. La lingua ebraica era povera di sostantivi tant’è che, ad esempio, ancora al tempo di Gesù i parenti prossimi (come i cugini) venivano chiamati fratelli e sorelle poiché non esisteva, nella loro lingua, un apposito termine (cosa ampiamente dimostrata). I cosiddetti “fratelli e sorelle” di Gesù, menzionati nei Vangeli, erano parenti prossimi. Non deve, pertanto, stupire che gli ebrei chiamassero i pipistrelli “dotati di ali”, anziché mammiferi volanti, o che chiamassero piedi i 4 arti posteriori degli insetti e mani/zampe quelli anteriori

MOSE' VIDE IL VOLTO DI DIO?

- Perciò Giacobbe diede al luogo il nome di Peniel, perché, come egli disse: “Ho visto Dio faccia a faccia eppure la mia anima è stata liberata”. (Genesi 32:30) -

- "Nessun uomo ha mai visto Dio." (Giovanni 1:18) -

- “non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”. (Esodo 33, 20) -

- Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda… Cosi il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. (Esodo 33,9) -

- Non è piů sorto in Israele un profeta come Mosè – lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia (Deuteronomio 34,10) -

Giovanni, nel prologo al suo Vangelo, ha scritto: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio Uni­genito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato”. Questo significa che Dio si è rivelato pienamente nella Persona del Figlio, cioè Gesù Cristo. Dio, a Mosè, apparve sotto forma di roveto ardente (che pur bruciando non si consumava). L’espressione “faccia a faccia”, presente più volte nell’Antico Testamento, stava a significare “a tu per tu”; il che non vuol dire, però, che Mosè vedesse in volto Dio. In inglese, l’espressione italiana “faccia a faccia” si traduce “face to face” ma si può tradurre anche “cheek to cheek” che però, letteralmente, significa “guancia a guancia”. Ebbene, quando un madrelingua inglese dice di aver parlato con qualcuno “cheek to cheek” non vuol dire di aver parlato con quello guancia nella guancia (come due innamorati quando ballano stretti, stretti), bensì a tu per tu. E’ surreale che ci si attacchi a queste cose pur di denigrare la Bibbia.

DOVE MORI' ARONNE?

Anche tale contraddizione, in realtà, è solo apparente; scopriamo il perché..

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DAVVERO IL SOLE SI FERMO' SU ORDINE DI GIOSUE' ?

CHI VOLLE IL CENSIMENTO?

A QUANTO AMMONTA IL PI-GRECO?

CUORE E RENI SONO SEDI DELL'INTELLIGENZA E DELLE EMOZIONI?

-Vita, anima nel sangue (Gen9,4;Lv17,11.14); cuore o fegato o reni sede di intelligenza ed emozioni (Gn6,5;Lam2,11;Sal7,10…)-

Le frasi sopra riportate non furono dette per spiegare come funzionassero gli organi del corpo umano. Ancora oggi diciamo parole del tipo: “va dove ti porta il cuore”, “ho il cuore in gola”, “segui il tuo cuore”, al “cuore non si comanda”,  “ragionare con la pancia”e via discorrendo. Certe frasi, in determinate circostanze (tipo nella vita privata), le dicono finanche i medici pur sapendo benissimo, ad esempio, che il cuore sia ben lontano dalla gola. Questo perché, sin dall’antichità, il più vitale degli organi (cioè il cuore) era considerato sede dell’anima e dei sentimenti. Oggi sappiamo benissimo che non è così ma nel linguaggio figurato (diverso da quello scientifico) continuiamo a usare frasi di quel tipo senza che sia sbagliato farlo. 

COME MORI' SAUL?

LA MATEMATICA E' UN'OPINIONE?

- Questo è il loro computo: Bacili d’oro: trenta; bacili d’argento: mille; coltelli: ventinove; coppe d’oro: trenta; coppe d’argento di second’ordine: quattrocentodieci; altri arredi: mille. Tutti gli oggetti d’oro e d’argento erano cinquemilaquattrocento. 

(Esd1,9-11) -

I denigratori della Bibbia fanno notare che la somma dei suddetti oggetti faccia 2499 e non 5400 come riportato, invece, da Esdra. In realtà, leggendo l’intero brano, anziché soffermasi su uno spezzone decontestualizzato ad hoc, si capisce non ci sia alcun errore. 

Riporto il brano completo:

"Allora si misero in cammino i capifamiglia di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti, quanti Dio aveva animato a tornare per ricostruire il tempio del Signore in Gerusalemme. Tutti i loro vicini li aiutarono validamente con oggetti d'argento e d'oro, con beni e bestiame e con oggetti preziosi, e inoltre quello che ciascuno offrì volontariamente. Anche il re Ciro fece trarre fuori gli arredi del tempio, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece trarre fuori per mano di Mitridate il tesoriere, che li consegnò a Sesbassar, principe di Giuda. Questo è il loro computo: Bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; coppe d'oro: trenta, coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri arredi: mille. Tutti gli oggetti d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassar li riportò da Babilonia a Gerusalemme, in occasione del ritorno degli esuli. (Esd1,5-11)"
 
2499 erano gli oggetti d’oro e d’argento che Ciro, re di Persia, regalò a Sesbassar principe di Giudea. Si arrivò a 5400 sommando, presumibilmente, a quelli del re persiano, quelli già raccolti in precedenza ("Tutti i loro vicini li aiutarono validamente con oggetti d'argento e d'oro, con beni e bestiame e con oggetti preziosi, e inoltre quello che ciascuno offrì volontariamente").  

QUANTI GIORNI DI CAMMINO CI SONO DA ECBATANA A RAGE?

PERCHE' L'ELENCO DEI rIMPATRIATI NON COINCIDE TRA ESDRA E NEEMIA?

LA BIBBIA APPROVA LA SCHIAVITU' ?

GELOSIA E IRA SONO PECCATI?

DIO E’ SEMPRE PRESENTE… O SI NASCONDE?

Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. (Efesini
4, 6)

Ti sei avvolto in una nube, così che la supplica non giungesse fino a te. Ci hai ridotti a spazzatura e rifiuto in mezzo ai popoli. (Lamentazioni 3, 44)

Le Lamentazioni sono state scritte usando, spesso, un linguaggio figurato e metaforico (come del resto anche i Salmi). Trovo a dir poco imbarazzante che si interpreti alla lettera la frase “Ti sei avvolto in una nube, così che la supplica non giungesse fino a te”. Walter Benjamin, filosofo e scrittore tedesco, scrisse “che Baudelaire vedeva i cadaveri dall’interno”. Se volessimo interpretare tale frase alla lettera (dopo averla puntualmente decontestualizzata) dovremmo pensare che Baudelaire entrasse letteralmente dentro i corpi dei cadaveri in modo tale da guardarli dall’interno: il che è assurdo. La frase per esteso di Benjamin era: “L'allegoria barocca vede il cadavere solo dall'esterno, Baudelaire lo vede anche dall'interno”. Non sto a soffermarmi sul significato di tale frase, il punto è che la poesia (e tale discorso vale sia per le Lamentazioni quanto per i Salmi) utilizza spesso un linguaggio allegorico che, per sua natura, è piuttosto diverso dal comune modo di parlare. Qualcuno ha detto: “La poesia è la sublime espressione dell'anima. Poeta è colui che traduce in versi sensazioni, emozioni, stati d'animo”. Non credo, a riguardo, ci sia bisogno di aggiungere altro.

lA VENDETTA PIACE O NO A DIO?

Non ti rallegrare per la caduta del tuo nemico e non gioisca il tuo cuore, quando egli soccombe, perché il Signore non veda e se ne dispiaccia (Proverbi
24, 17)

Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue degli empi. (Salmi 58,11)

Cirillo d’Alessandria commentò quel verso del Salmo 58 dicendo: “È un modo di parlare figurato; i vincitori, abitualmente, sporcano di sangue i loro piedi camminando sui cadaveri; il salmista rappresenta Dio come un guerriero vincitore che trionfa sul nemico e libera gli oppressi”. Quello di San Cirillo, a distanza di oltre 1500 anni, mi pare sia il commento più semplice e corretto a quel verso del Salmo 58 e in ogni caso, il salmo in questione, non dice sia Dio a godere della vendetta.

DIO VEDE TUTTO?

In ogni luogo sono gli occhi del Signore, scrutano i malvagi e i buoni. (Proverbi 15,3)

Disse allora il Signore: «Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!» (Genesi
18,20)

Dio vede tutto e sa già tutto poiché è onnisciente; certe frasi (come quella riportata in Genesi circa Sodoma e Gomorra) sono degl'antropomorfismi, come tanti altri contenuti nella Bibbia (esempio, Dio che si pente). E’ un argomento, fra l’altro, che ho già affrontato. In merito a quel brano della Genesi vorrei, però, aggiungere una cosa. Dopo aver detto di voler “scendere a guardare”, Dio aggiunge un’esclamazione emblematica: “Lo voglio sapere!”. Ebbene, la Scrittura, a seguire, riporta questo significativo dialogo (sotto certi aspetti un botta e risposta) tra Dio e Abramo:
 
23 Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? 24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25 Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26 Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».27 Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere... 28 Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». 33 Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.
 
Frasi come “scendere a guardare” e “Lo voglio sapere!”, unite a ciò che Dio dice ad Abramo, circa il fatto se troverà dei giusti in quelle città, fanno capire che i cosiddetti castighi di Dio non piovono dal cielo per pure caso. Dio non punisce alla cieca o a casaccio (come invece pensavano altri popoli dell’antichità). Molti, ad esempio, citano a sproposito la cosiddetta epopea di Gilgamesh (riguardo al diluvio) senza mai neppure aver letto cosa ci sia scritto. Leggendola emerge che gli dei decisero di punire l’umanità per un capriccio e non perché, come afferma invece la Bibbia, l’umanità si fosse corrotta.

dIO TENTA GLI UOMINI?

lA PROFEZIA DELLA SCOMPARSA DI TIRO SI E' AVVERATA?

QUANDO DAVIDE MANGIO' I PANI SACRI, CHI ERA IL SOMMO SACERDOTE?

LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI?

dIO ABITAVA NEL TEMPIO DI GERUSALEMME?

DIO NON PUO' PERDONARE CHI LO HA ABBANDONATO?

In Ger 5,7 Dio dice che non può perdonare chi lo ha abbandonato.

In Sal 103,3 si dice che Dio «perdona tutti i tuoi peccati».

Quel brano del profeta Geremia non dice che Dio “non può” perdonare chi l’ha abbandonato; dice (o meglio chiede): “Perché ti dovrei perdonare?

Ebbene, c’è parecchia differenza tra il dire “Non posso perdonare” e il chiedere “Perché ti dovrei perdonare?”. Purtroppo, al tempo di internet, anziché verificare cosa ci sia realmente scritto nella Bibbia, si preferisce fare copia e incolla e i risultati sono quelli..

CI AMMALIAMO A CAUSA DEI NOSTRI PECCATI?

PERCHE' LA GENEALOGIA DI GESU' CAMBIA DA UN VANGELO ALL'ALTRO?

Le due diverse genealogie si spiegano alla luce della cosiddetta “Legge del Levirato”. Riporto ciò che, a riguardo, scrive l’enciclopedia Treccani:

Levirato: Istituzione secondo la quale un uomo ha l’obbligo, o semplicemente il diritto, di sposare la vedova del proprio fratello; tale obbligo riguarda per lo più la vedova del fratello maggiore, e non si estende a quella del fratello minore. Il l. (dal lat. tardo levir «fratello dello sposo») era frequente fra i popoli dell’antichità. Presso gli Ebrei, il cognato era obbligato a sposare la propria cognata rimasta vedova e senza figli; il primo figlio nato dal nuovo matrimonio era considerato come figlio del defunto. Il cognato poteva rifiutare tale matrimonio, facendo una pubblica dichiarazione davanti alla vedova e agli anziani.

Dal momento che il tasso di mortalità era piuttosto alto, ci furono donne che, in virtù di quella legge, furono sposate più  e più volte. Ecco che un figlio, in caso di levirato, aveva come “due padri”: uno “legale” ed un altro biologico. Ricostruire l’esatta genealogia di Gesù, ad oggi, è impossibile. Non va poi trascurata la questione linguistica. Anche all’epoca, come ai giorni nostri, c’erano persone che avevano più nomi; mentre non esisteva il cognome. Ecco che in certi casi un evangelista potrebbe aver riportato un nome piuttosto che un altro. Sappiamo, ad esempio, che Itrò, suocero di Mosè, era chiamato con ben sette appellativi diversi.

Mc 1,2 FA RIFERIMENTO AL PROFETA ISAIA O AL PROFETA MALACHIA?

In Mc 1,2 si legge: «Come sta scritto in Isaia profeta: Ecco io mando il mio messaggero davanti a te». Questo passo non si trova in Isaia, ma in Malachia (3,1).

Stesso discorso di Mt 27,9. Anche in tal caso è bene leggere l’intero brano prima di “sputare sentenze”:

2 Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3 Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri

La prima parte, effettivamente, è del profeta Malachia ma la restante è di Isaia. Marco, alla stessa maniera di Matteo (poiché in questi casi si usava così) citò il solo Isaia poiché il più famoso dei due. Fra l’altro, si ritiene che il nome Malachia, in realtà, fosse una sorta di pseudonimo dal momento che, in ebraico, quel nome significa “il mio messaggero”. Dunque, come si chiamasse, realmente, tale profeta non ci è dato saperlo; non lo si sa adesso, né lo si sapeva 2000 anni fa. Ebbene, citare per nome un profeta anonimo è cosa alquanto ardua (a meno di non voler usare, appunto, uno pseudonimo).

Ciò dimostra ancora una volta che quello che fanno certi non credenti (cioè estrapolare e decontestualizzare singole frasi bibliche) può essere a dir poco fuorviante.

GESU' E' ONNIPOTENTE?

GESU' FU TESTIMONE DI SE STESSO?

Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera (Giovanni 5, 31)

Gesù rispose: “Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera (Giovanni 8, 14)

In Gv 5:31 Gesù dice, "Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera", eppure in Gv 8:14 dice, "Anche se io testimonio di me stesso, la mia testimonianza è vera". Le frasi lette così si sembrerebbero contraddirsi, ma esaminando i versetti nel loro contesto, vediamo che il significato delle frasi è diverso e non c'è contraddizione.
 
Nel capitolo 5, Gesù sta parlando delle testimonianze che dimostrano che quello che dice è giusto. In questo senso, la sua testimonianza non valeva o non bastava, perché chiunque può dire le cose che Gesù disse, ma non per questo sono giuste. Sono le testimonianze del Padre (Gv 5:32), di Giovanni il battista (Gv 5:33) e delle sue opere (Gv 10:25) che convalidano e confermano Gesù. Difficilmente questo versetto può essere interpretato in un altro modo, perché Gesù non avrebbe mai affermato di aver raccontato delle bugie riguardo a se stesso. Il termine "vera", in questa frase, deve per forza aver il senso di "valida".
 
Dall'altro canto, nel capitolo 8, il senso dell'affermazione di Gesù è che quello che dice di se stesso è vero, e solo lui può testimoniare con la verità di se stesso, perché solo lui sa da dove viene e dove va. Gesù aggiunge che comunque c'è anche la testimonianza del Padre che conferma quello che dice (Gv 8:18).
 

http://www.laparola.net/brani/brani.php?b=761

bETSAIDA ERA IN GALILEA O NELLA GAULANITIDE?

COSA C'E' OLTRE IL GIORDANO?

- Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea al di là del Giordano (Matteo 19:1) -

Alcuni obiettano che aldilà del Giordano non ci fosse la Giudea ma la Perea. Ebbene, la frase “aldilà del Giodano”, fino a prova contraria, non significa “a destra” del fiume e neppure “a sinistra” così come non significa a est o a ovest del suddetto; per stabilirlo dovremmo conoscere l’esatto percorso fatto da Gesù e questo il racconto evangelico non lo dice. La Perea si trovava su una sponda (quella orientale) del Giordano mentre sull’altra sponda c’erano la Samaria e la Giudea (vedi foto come da link a seguire). Dunque, se Gesù si era incamminato a est del fiume, per andare in Giudea doveva PER FORZA andare aldilà del Giordano. Non si capisce allora in cosa consista l’errore.
 

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuda_il_Galileo#/media/File:First_century_Iudaea_province.gif

PERCHE' NON C'E' PIU' IL DIVIETO DI MANGIARE CERTI ANIMALI?

PERCHE' IL VANGELO ACCOSTA SAN GIOVANNI BATTISTA A ELIA?

GESU' BATTEZZAVA?

Secondo Gv 3,22, Gesù battezzava.

Secondo Gv 4,2, non era Gesù a battezzare, ma i suoi discepoli

Quei due versi, tratti entrambi dal Vangelo di Giovanni (dunque del medesimo autore), così presentati, sembrerebbero in netta contraddizione. Gv 4,2 in reltà non smentisce ma completa quanto lo stesso evangelista aveva già scritto al verso 22 del 3° capitolo.

22 Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nelle campagne della Giudea; là si trattenne con loro e battezzava. (Gv 3,22)

1 Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni 2 - sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli -, 3 lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea (Gv4,1-3)

Gv 4,2 specifica che non era Gesù in persona a battezzare ma i Suoi discepoli.

Per capire meglio la questione, faccio un esempio profano. Oggi vanno molto di moda i social network (tipo Facebook e Twitter) e sappiamo che anche tanti personaggi famosi hanno l'account su di essi. Finache il Papa è su Twitter, come pure molti Capi di Stato (dicasi lo stesso per altre importanti personalità). Ebbene, credete che ogni messaggio pubblicato sui loro account sia stato scritto da tali persone (dal Papa o dal Presidente della Repubblica)? No! Il più delle volte, in realtà, è qualcuno del loro staff a occuparsi di ciò. Faccio anche un altro esempio. Nessuno discute, giustamente, che San Paolo fu l'autore di un certo numero di lettere. Ebbene, sappiamo che San Paolo non le scrisse tutte di suo pugno. Tra i saluti della Lettera ai Romani, infatti, leggiamo questa frase:

Anch’io Terzo, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore” (Rm 16,22)

Tale frase, sia chiaro, non deve far pensare che la Lettera ai Romani non sia di San Paolo (fra l’altro, l’epistola inizia dicendo “Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio…”) ma che fu scritta sotto dettatura. Terzo, infatti, era uno scriba (o scrivano, come dir si voglia) che collaborò con San Paolo. Di esempi dello stesso genere se ne potrebbero fare a bizzeffe, come, ad esempio, quello della segretaria che scrive di suo pugno le lettere o i bigliettini d'auguri a nome del suo capo.

Pertanto, Gv 4,2 completa ma non smentisce quel verso precedente (Gv 3,22).

LE LEGGI DELLA FISICA SONO UN OPTIONAL?

ESISTONO MONTAGNE PIANEGGIANTI?

- “Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna (e disse)” (Mt5,1) -
- “Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante (e disse)” (Lc6,17) -

Montagna, in ebraico, può significare anche “altura” (è così anche per la lingua italiana). Ebbene, le pianure non si trovano solo sul livello del mare ma fino a 300 m di altezza. Inoltre, anche su vere e proprie montagne possono esserci delle piccole spianate naturali.

iL SEME DELLA SENAPE E' IL PICCOLO DEL MONDO?

I DEMONI CAUSANO L'EPILESSIA?

- E venuti verso la folla, gli si accostò un uomo, che gli si inginocchiò davanti, dicendo: “Signore, abbi misericordia di mio figlio, perché è epilettico e sta male, poiché cade spesso nel fuoco e spesso nell’acqua; e l’ho condotto dai tuoi discepoli, ma non l’hanno potuto guarire”. Rispondendo, […] Quindi Gesù lo rimproverò, e il demonio uscì da lui; e da quell’ora il fanciullo fu guarito. (Matteo 17:14-18) -

L’esegesi biblica non necessita di sostenere che i demoni causino l’epilessia. Il ragazzo era già epilettico (come lo sono purtroppo tante persone) e allo stesso tempo posseduto da un demonio che lo rendeva muto. Gesù guarì quel ragazzo dall’epilessia e lo esorcizzo dalla possessione diabolica che lo aveva reso, anche, muto.

IL PADRE E' PIU' GRANDE DEL FIGLIO?

PERCHE' NEL VANGELO E' SCRITTO "COMPRENDA CHI LEGGA"?

ERA LEGALE PER GLI EBREI METTERE A MORTE GESU'?

Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». (Giovanni 18,31)
 
Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». 

(Giovanni 19,7)

La Legge alla quale fa riferimento Giovanni 19,7 era quella mosaica che condannava con la morte la blasfemia. La Legge di Mosè, per la cronaca, risaliva ad ancor prima che Roma fosse fondata. Al tempo di Gesù, però, la Palestina era diventata provincia romana (era chiamata provincia di Giudea). Dal 6 d.c. in avanti il Sinedrio aveva perso il diritto di emettere sentenze capitali. O meglio, “inter nos”, lo si faceva ancora, tant’è che i sinedriti decretarono la morte di Gesù, ma non si poteva eseguire tale sentenza. Solo la giustizia romana poteva eseguire una sentenza di morte. Poi c’erano persone che si facevano, aldilà di tutto, giustizia da soli ma, così facendo, contravvenivano alla lex romana (del resto anche oggi c’è chi, in barba alla legge, si fa giustizia da solo). Quei versi sopra citati, pertanto, non si contraddicono affatto.

Mt 27,9 FA RIFERIMENTO AL PROFETA GEREMIA O AL PROFETA  ZACCARIA?

In Mt 27,9 si legge: «Allora si adempì quanto fu annunziato dal profeta Geremia: Presero i trenta pezzi d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu venduto dai figli di Israele». Non in Geremia, ma in Zaccaria 11,12-13 si parla dei trenta pezzi d’argento, come prezzo con cui viene stimato il profeta.

Per capire bene la questione, ancora una volta, è necessario leggere l’intero brano.

9 Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, 10 e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

E’ vero che la parte relativa ai trenta denari sia tratta da Zaccaria ma è vero anche che l’altra parte, quella relativa al campo del vasaio, è tratta da Geremia. Ebbene, in questi casi, quando due o più profezie venivano combinate tra loro, si era soliti citare il profeta più famoso che in tal caso era senz'altro Geremia. Zaccaria, infatti, a differenza dell’altro, appartiene ai cosiddetti “profeti minori”. Ebbene, all’epoca di Gesù, non solo la Bibbia non era suddivisa in capitoli (come lo è adesso) ma neppure vi era la numerazione dei singoli brani. Oggi la Chiesa Cattolica dedica a ciascun profeta (compresi i “minori”) un singolo libro ma 2000 anni fa, per gli ebrei, gli scritti dei profeti minori erano raggruppati in un solo libro e quando venivano citati, il più delle volte, non erano menzionati per nome. Proprio Matteo, ad esempio, parlando della natività di Gesù, citò Michea (altro profeta “minore”) senza, però, menzionarne il nome (si limitò a dire: “perché così è scritto per mezzo del profeta”).

COME MORI' GIUDA ISCARIOTA?

GESU' FU CROCIFISSO NEL GIORNO DELLA PASQUA EBRAICA O LA VIGILIA?  

Secondo i Sinottici Gesù morì nel giorno della Pasqua ebraica mentre per il Vangelo secondo Giovanni il giorno della vigilia. Tutti e quattro i canonici concordano, comunque, nel dire che Gesù cenò per l’ultima volta la sera di Giovedì (in realtà, per gli ebrei, era già Venerdì poiché un nuovo giorno, per loro, inizia al tramonto e non a mezzanotte), durante la stessa notte che fu arrestato; di seguito (era Parasceve, cioè Venerdì) fu processato, condannato e crocefisso per poi resuscitare il giorno dopo il Sabato. Le due diverse cronologie basate sulla Pasqua (quella dei sinottici e quella di Giovanni) sembrerebbero inconciliabili ma non è detto lo siano. Gli ebrei non usavano tutti lo stesso calendario; a tal proposito consiglio di leggere la “Vita di Gesù” dell’abate Giuseppe Ricciotti. E’ un libro di qualche anno fa ma rimane uno dei migliori (anche da un punto di vista storico e geografico) circa la vita di Cristo. Spiega anche, tra le altre cose, la questione del censimento di Quirinio. In ogni caso, che fosse il 14 o il 15 di Nisan non cambia la sostanza di fondo che, come detto, è uguale in tutti e 4 i Vangeli canonici.

QUANTE PIE DONNE C'ERANO SOTTO LA CROCE?

cON COSA FU SOLLEVATA LA SPUGNA IMBEVUTA D'ACETO?

In Gv 19,29 si legge che i soldati fissarono una spugna imbevuta d’aceto a un issopo e l’accostarono alla bocca di Gesù crocifisso. Ma l’issopo è un piccolo arbusto a fusti esili inadatto a issarvi una spugna bagnata per sollevarla. In Mt 27,48 e Mc 15,36 si dice che la spugna fu fissata a una canna.

Il nome “issopo” deriva dal latino “hyssopu” che, a sua volta, deriva dal greco “hyssopos”. Tale pianta, in ebraico, è chiamata “ezob” o “esob” e significa “erba santa”. Oggi, col termine “issopo”, chiamiamo un arbusto dal fusto effettivamente assai esile, tuttavia, il termine greco (e i vangeli sono scritti in tale lingua), come anche quello latino, stava ad indicare svariate specie sia della famiglia delle Lamiaceae che di quella delle Graminacee. L’issopo biblico, pertanto, è così vagamente indicato che, ad oggi, non si saprebbe a quale genere di pianta ascriverlo. E’ stato ipotizzato che l’issopo menzionato nel Vangelo di Giovanni, in riferimento al brano succitato, fosse, in realtà, la Sorghum vulgare: pianta dal fusto medio/alto appartenete alle Graminacee. Poiché tale pianta raggiunge un’altezza di circa 2 m, se ne poteva ricavare un fusto, o “canna”, abbastanza lungo e solido da portare la spugna imbevuta di aceto fino alla bocca di Gesù. La Bibbia CEI, fra l’altro, traduce quel brano usando proprio il termine “canna” e non issopo.

Neppure si può escludere che l'autore intendesse parlare di un "hysso" (termine greco col quale era chiamato il giavellotto). Ai giorni nostri, siamo abituati a pensare al giavellotto come ad uno strumento dell'atletica leggera ma, nell'antichità, altro non era che una lancia in dotazione ai soldati. Considerando che Gesù fu crocifisso, appunto, da dei soldati, è teoricamente possibile che quella spugna fosse stata sollevata con una delle loro lance.

ENTRAMBI I LADRONI OLTRAGGIARONO GESU'?

cOSA DISSE GESU' PRIMA DI MORIRE?  

- E Gesù, emesso un alto grido, spirò. (Matteo 27,50) -

- Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. (Luca 23,46) -

- E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. (Giovanni 19,30) -

Matteo afferma che Gesù, prima di spirare, emise un alto grido senza, però, specificare cosa disse. Luca afferma, anch’esso, che Gesù gridò a gran voce (specificandone, invece, le parole). Entrambi i Vangeli risultano, così, perfettamente compatibili. Giovanni scrisse che Gesù, dopo aver ricevuto l’aceto, disse “tutto e compiuto”. Non disse, però, che quelle furono le sue ultimissime parole. Si è limitato a scrivere che, da lì a un pò,chinò il capo e spirò. Nulla, pertanto, vieta di pensare che, prima di spirare, abbia emesso anche il grido menzionato da Matteo e Luca.

pOSSIBILE CHE CI FU UN'ECLISSE DI SOLE IL GIORNO DELLA CROCIFISSIONE?  

- Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. (Lc23,44-46) -

I non credenti fanno notare che le eclissi solari durino al massimo pochi minuti e che siano visibili solo da una porzione molto ridotta della superficie terrestre. Inoltre, in base ai calcoli astronomici in nostro possesso, non risulta ci siano state eclissi di Sole nel periodo in cui si presume sia avvenuta la morte di Gesù. Per giunta, tali fenomeni non possono verificarsi in prossimità della Pasqua ebraica poiché quest’ultima coincide col plenilunio, quindi la Luna, trovandosi dalla parte opposta della Terra rispetto al Sole, non può, in tali momenti, oscurare quest’ultimo. 

Tutto ciò è vero ma nel Vangelo secondo Luca è usata la parola greca ἐκλείπω  (ekleipō) che di solito ha il significato di "mancare", "cessare" o "fallire"; tradurre in "eclissarsi" è possibile ma nel senso astronomico del termine sarebbe una forzatura. Ecco che, se traducessimo, semplicemente, in “venne a calare la luce del sole”, il problema sarebbe risolto. Anche una coltre nuvolosa e una fitta nebbia, fino a prova contraria, fanno calare la luce solare.

QUANTE PIE DONNE SI RECARONO AL SEPOLCRO?

qUANDO AVVENNE L'ASCENSIONE AL CIELO DI GESU'?

Secondo Lc 24,1-51, l’ascensione al cielo di Cristo risorto avvenne lo stesso giorno della risurrezione.
Secondo At 1,3-9, l’ascensione avvenne 40 giorni dopo la risurrezione.

Il Vangelo secondo Luca, in realtà, non dice che l'Ascensione avvenne lo stesso giorno della resurrezione.

36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44 Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45 Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: 46 «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni. 49 E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». 50 Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. 52 Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; 53 e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Quel "poi" del verso 50 sembrerebbe alludere al fatto che tutto avvenne lo stesso giorno; non siamo, però, tenuti a pensare che i tempi siano stati così brevi. Se io dicessi "Marco si è diplomato e poi è andato all'università", cosa pensereste? Che sia andato all'università lo stesso giorno del diploma o che ci sia andato a distanza di alcune settimane (o mesi)? La risposta mi pare così ovvia che non penso sia necessario scriverla. Dicasi lo stesso per quel brano del Vangelo secondo Luca. Leggiamo, adesso, quanto scritto negl'Atti:

3 Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. 4 Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: 5 Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». 6 Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». 7 Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, 8 ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». 9 Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo.

Anche in tal caso vale ciò dicevo in merito al fatto se Gesù batezzasse o meno. At 1,3-9 non smentisce quel brano del Vangelo di Luca ma lo integra e completa. Fra l'altro, ancora una volta, siamo in presenza dello stesso autore. Luca, infatti, oltre al Vangelo omonimo, scrisse anche gli Atti. Sarebbe piuttosto paradossale che lo stesso autore si fosse contraddetto da solo. In realtà, come già spiegato, non vi è alcuna contraddizione.

DOVE AVVENNE L'ASCENSIONE AL CIELO DI GESU'?

Secondo Lc 24,50-51, l’ascensione al cielo di Cristo risorto avvenne  Betania.
Secondo At 1,9-12 l’ascensione avvenne al Monte degli Ulivi.

Negli Atti degli Apostoli, in realtà, non è precisato l'esatto punto dove avvenne l'Ascensione. E' scritto, invece, che gli apostoli, dopo tale fatto, "ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi" (At 1,12). Ebbene, Betania si trova proprio su tale monte; più precisamente lungo il suo versante orientale. L'enciclopedia Treccani, circa tale località, scrive:

Betania (gr. Βηϑανία) Centro di Israele, 5 km a E di Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, corrispondente all’attuale el-Āzariyye. Si suole identificarlo con la località citata nel Vangelo come patria di Lazzaro, Marta e Maria, nonché di Simone il lebbroso. Vi è stata ritrovata una basilica (4° sec.) che, distrutta da un terremoto (6° sec.), fu più tardi ricostruita dai Crociati.

Non vi è, pertanto, alcuna discordanza tra quanto scritto nel Vangelo e quanto riportato negl'Atti.

GESU' ASCESE AL CIELO PRIMA O DOPO LA PENTECOSTE?

Secondo gli Atti, prima di Pentecoste
Secondo Gv 20, 19-30  dopo Pentecoste.

Per capire bene la questione, leggiamo quei versi tratti dal Vangelo secondo Giovanni:

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». 24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». 30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv 20, 19-30)

Il brano in questione, come si può ben capire leggendolo per intero, non dice quando Gesù ascese al Cielo. Il fraintendimento nasce dal fatto che alcuni associano il termine "Pentecoste" con l'effusione dello Spirito Santo ai discepoli. Ebbene, il Vangelo secondo Giovanni ci dice che tale effusione avvenne la stessa sera della Resurrezione, mentre negl'Atti degli Apostoli è scritto che ciò avvenne 50 giorni dopo la Pasqua ebraica (cioè in occasione della festività ebraica di Pentecoste). La Pentecoste, infatti, proprio come la Pasqua, ancor prima che festa cristiana, fu festività ebraica. Il problema, allora, lo si risolve così: i discepoli ricevettero lo Spirito Santo una prima volta la sera della Resurrezione (in accordo a quanto scritto nel Vangelo secondo Giovanni) e una seconda volta nel giorno della Pentecoste ebraica (in accordo con quanto riportato negl'Atti degli Apostoli). San Tommaso d'Aquino, nel suo "Commento al Vangelo di Giovanni", spiegò mirabilmente il perché i discepoli ricevettero lo Spirito due volte. Gesù, invece, ascese al Cielo dopo il giorno di Pentecoste (là dove, con tale nome, veniva definita la festività ebraica dello שבועות "Shavu'òt" che vuol dire "Festa delle Settimane" e che gli ebrei di lingua greca chiamavano, invece, "Pentecoste" Πεντηκοστή). Non vi è, pertanto, contraddizione tra Giovanni e gli Atti.

QUANDO AVVENNE LA RIVOLTA DI TEUDA?

COSA SIGNIFICA CHE GESU' E' MORTO PER I PECCATI DEL MONDO INTERO?

In At 10,43 Pietro dice che chi crede in Gesù riceve la remissione dei peccati; la stessa cosa dice Paolo in At 26,18.
In 1 Gv 2,2 si dice che Gesù è morto per i peccati «del mondo intero», cioè anche per quelli di chi non crede.

I due brani in questione, in realtà, non sono in contraddizione tra loro. Il problema nasce, innanzitutto, dal fatto che per noi il concetto di "fede" si riassume, semplicemente, nel credere all'esistenza di Dio ma, come ci ricorda San Giacomo nella sua lettera apostolica, anche i demoni sanno che Dio esiste e anche loro lo temono ("Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!" Gc 2,19); dirò di più, i demoni sanno ciò molto meglio di noi. Eppure sarebbe assurdo dire che il Diavolo abbia fede. La Sacra Scrittura ci insegna, in realtà, che aver fede significa non solo credere all'esistenza di Dio, ma anche fidarsi di Lui, obbedirgli e abbondanarsi alla Sua volontà. E' questa la fede salvifica a cui alludevano San Paolo e San Pietro. San Giovanni apostolo, invece, ci ha ricordato che Gesù, con la Sua cruenta passione, culminata con la morte in croce, ha espiato per i peccati del "mondo intero", cioè di tutto il genere umano. Ciò vuol dire che è Cristo a salvarci; nessuno di noi, in effetti, è in grado di auto-salvarsi. Potremmo allora dire che con la morte e resurrezione di Gesù si siano aperte, per la prima volta, le porte del Paradiso. Noi, infatti, crediamo che prima di Cristo nessun altro uomo avesse mai messo piede in Paradiso. A questo punto dobbiamo chiederci dove andassero a finire i giusti, cioè i non meritevoli dell'Inferno, prima della venuta di Gesù. Finivano nel cosiddetto "Limbo dei Giusti" la cui esistenza è Verità di Fede. Il "Limbo dei Giusti", sia chiaro, non va confuso col Limbo dei bambini morti senza battesimo. L'esistenza di quest'ultimo fu ipotizzata nei secoli scorsi ma non la si è mai considerata verità di fede. Oggi si ritiene, invece, che i bambini vittime dell'aborto, o morti subito dopo la nascita, vadano direttamente in Paradiso. 

Ebbene, Gesù, con la Sua morte e resurrezione, ci ha aperto le porte del Suo Regno ma ciò non significa che tutti ci vadano. La Chiesa Cattolica insegna che all'Inferno va chi ci vuole andare. Tale affermazione, ovviamente, non va presa alla lettera poiché solo un pazzo potrebbe scegliere l'Inferno piuttosto che il Paradiso. Si vuol dire, in realtà, che si danna colui che, fino all'ultimo istante della propria vita, non ha fatto nulla per scansare l'Inferno.

Proprio Gesù, infatti, disse che ogni peccato verrà perdonato tranne la bestemmia contro lo Spirito Santo (Mc 3,28-30). Ebbene, la bestemmia contro lo Spirito non è altro che il rifiuto volontario della Grazia Salvifica che Dio stesso mette a disposizione di ciascuno di noi. Dio, dunque, i peccati li perdona tutti quanti; non perdona chi non vuol essere perdonato (tipo chi vive ostinatamente nel peccato fino alla morte, o chi si dispera per la salvezza, smettendo, così, di fidarsi di Lui o chi ha la presunzione di salvarsi pur avendo vissuto in modo deplorevole fino alla fine).

SAN PIETRO DUBITO' CHE TUTTI GLI ALIMENTI FOSSERO PURI?

In Mc 7,19 si legge che Gesù «dichiarava puri tutti gli alimenti».

Secondo At 10,14 e At 11,8, Pietro, dopo la morte e ascensione al cielo di Gesù, riteneva ancora che alcuni alimenti fossero impuri e non si potessero mangiare.

Per capire bene la questione iniziamo a leggere quanto scritto in quel verso del Vangelo di Marco:

17 Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola. 18 E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, 19 perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. 20 Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. 21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, 22 adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo». (Mc 7, 17-23)

Gesù, nell'occasione, non autorizzò il consumo di ogni carne, bensì disse che ciò che entra nella stromaco, a differenza delle nostre cattive intenzioni,  non contamina l'animo umano. La frase "Dichiarava così mondi tutti gli alimenti" è una glossa dell'autore. Marco scrisse a distanza di alcuni anni dalla vita terrena di Gesù, quando i cristiani, ormai, non seguivano più tutte le norme della Legge Mosaica. Infatti, dopo la morte e resurrezione di Cristo, come riportato negl'Atti, Pietro ebbe una visione nella quale lo si esortava a mangiare carni di ogni tipo (comprese quelle considerate "impure" dalla Legge Mosaica).

9 Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. 10 Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. 11 Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. 12 In essa c'era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. 13 Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». 14 Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». 15 E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano».  16 Questo accadde per tre volte; poi d'un tratto quell'oggetto fu risollevato al cielo. (At 2, 9-16)

Possiamo affermare che già Gesù, durante la Sua vita terrena, come si evince dal Vangelo, spiegò che non è il cibo a contaminare l'anima; tuttavia, solo dopo quella visione avuta da San Pietro, a seguito della morte e resurrezione di Cristo, fu chiaro agl'apostoli che potessero cibarsi di qualsiasi alimento.

PERCHE' GESU' DISSE CHE ENTRO QUELLA GENERAZIONE SAREBBE VENUTA LA FINE DEL MONDO? E PERCHE' SAN PAOLO SCRISSE CHE SAREBBE STATO ANCORA IN VITA PER LA SECONDA VENUTA DEL SIGNORE?

A CHI, SECONDO S.PAOLO, FANNO RIFERIMENTO LE PROMESSE AD ABRAMO?

dOVE ANDO' SAN PAOLO DOPO LA CONVERSIONE AL CRISTIANESIMO?

In At 9,26-27 leggiamo che dopo Damasco Paolo si recò a Gerusalemme a parlare con gli apostoli.

In Gal 1,17 Paolo afferma che, dopo la sua conversione, non andò a Gerusalemme: «Senza partire per Gerusalemme da quelli che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco».

Non vi sia alcuna discordanza con il capitolo 9 degl'Atti e la Lettera ai Galati.

22 Ma Saulo si fortificava sempre di più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. 23 Parecchi giorni dopo, i Giudei deliberarono di ucciderlo; 24 ma Saulo venne a conoscenza del loro complotto. Essi facevano persino la guardia alle porte, giorno e notte, per ucciderlo; 25 ma i discepoli lo presero di notte e lo calarono dalle mura dentro una cesta. (At 9 22,25)

15 Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque 16 di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, 17 senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. (Gal 1, 15-17)

Il verso 23 del 9° capitolo degl'Atti ci informa che dalla conversione di San Paolo in avanti erano ormai passati parecchi giorni (la frase, in realtà, la si potrebbe tradurre anche in "parecchio tempo"). Nulla ci vieta di pensare che Paolo, nel frattempo, lasciò Damasco per un certo periodo recandosi, ad esempio, in Arabia. Tornato a Damasco, i Giudei del posto avevano ormai deciso di ucciderlo e fu così che San Paolo lasciò la città con uno stratagemma. Dopo di ciò, negl'Atti è scritto: 

26 Quando fu giunto a Gerusalemme, tentava di unirsi ai discepoli; ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo (At 9, 26)

Anche in tal caso non è specificato se San Paolo, da lì, si sia recato subito a Gerusalemme oppure altrove. E' del tutto arbitrario, pertanto, dire che, dopo Damasco, Paolo sia andato subito a Gerusalemme. Gli Atti degli Apostoli non dicono questo e per capirlo è sufficiente leggere con attenzione l'intero brano.

QUALI SONO LE COSE CHE FANNO ENTRARE IN PARADISO?