POSSIBILE CHE DIO ABBIA CREATO IL SOLE E LE ALTRE STELLE IL 4° GIORNO?

Siamo davvero sicuri, Genesi alla mano, che il Sole sia stato creato il quarto giorno? Cerco di riassumere un lungo ma al contempo interessantissimo articolo del blogger cattolico Gaetano Masciullo. Prima di tutto, però, leggiamo il testo biblico:

14 Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno (Genesi 1, 14-19)

A primo acchito, ci pare intendere che Dio crei il Sole e la Luna, qui chiamate luci grandi, dopo la creazione della Terra. La scienza, però, ci dice che ciò non è vero, dato che il Sole pare sia più antico della Terra (anche se quest’ultima, ragionando in tempi geologici, iniziò a formarsi poco dopo) e le stesse piante, create nel giorno biblico precedente, il terzo, hanno bisogno per svilupparsi non della luce cosmica ma di quella solare. Se, infatti, lasciassimo una pianta in un angolo buio, essa si storcerebbe verso i raggi solari, non assorbendo i fotoni presenti nell’atmosfera. Là dove non fosse raggiunta dai raggi solari, crescerebbe gialla, priva, cioè, di pigmento verde. Che dire allora, che la Bibbia abbia sbagliato?

La suddetta, in realtà, è solo un’apparente contraddizione, perché tutto si capisce al meglio leggendo i testi originali ebraici (non dimentichiamo mai che il Vecchio Testamento fu scritto in una lingua arcaica e particolarissima come quella ebraica). In tale lingua, appunto, come nel latino, esiste un tempo (inteso come verbo) particolare denominato “piuccheperfetto”, indicante un’azione ancor più anteriore di quanto faccia il passato remoto. Questo tempo non esiste in italiano, pertanto nelle traduzioni moderne il piuccheperfetto è tradotto con il passato remoto, anche se regolarmente dovrebbe essere tradotto con il trapassato prossimo, “aveva fatto”.

Nel versetto 16, il verbo “fece” è in ebraico al piuccheperfetto e rimanda all’inizio della creazione, in cui Dio creò la luce nel primo giorno. Dio quindi creò prima del quarto giorno il Sole e la Luna, in un tempo imprecisato dall’autore biblico, insieme alle “stelle”, che in realtà, nel quarto giorno creativo, dovrebbero essere tradotte con “corpi celesti”. Infatti in ebraico si distingue fra “cokhavei or” e “cokhavei lehet”. Il termine “cokhavim” – qui usato – è generico ed indica anche i corpi celesti in genere (tra cui i pianeti e le comete). “Cokhvei or” indica specificatamente le “stelle”, come in Salmi 148,3. Anche le stelle, infatti, certo non furono create dopo la Terra!

Il verbo “pose”, al versetto 17, è al tempo perfetto in ebraico, correttamente tradotto al passato remoto in italiano. I traduttori della Bibbia, nell’antichità, non potevano notare l’apparente contraddizione, così San Girolamo, che non traduceva alla lettera ma ad sensum (Girolamo, Epistulae 57, 5, trad. R. Palla), nella sua Vulgata latina trascrisse fecit (“fece”, perfetto, come in italiano) anziché il più corretto fecerat (“aveva già fatto”, piuccheperfetto), traduzione rimasta illesa fino alla Nova Vulgata (1979). Già gli eruditi ebrei che in epoca alessandrina compilarono la Septuaginta (la Bibbia dei 70), però, tradussero correttamente il verbo ebraico, anziché con il corrispettivo piuccheperfetto greco, con l’aoristo εποίησεν (“aveva fatto”). L’aoristo, infatti, altro tempo verbale estraneo all’italiano, caratterizza l’azione in sé e per sé, senza indicazioni precise di tempo o di aspetto, e difatti gli esegeti alessandrini ignoravano il giorno preciso in cui Sole e Luna furono effettivamente creati. Le traduzioni nelle varie lingue moderne, purtroppo, non hanno rivisitato niente, forse a causa di quell'atteggiamento, imperante ai giorni nostri, che fa ritenere tutto o quasi il Libro della Genesi una "grande allegoria di Fede".

Dunque, traducendo fedelmente dall’ebraico, i versetti dovrebbero essere tradotti così:

14 Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la Terra». E così avvenne: 16 Dio aveva [già] fatto le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e i corpi celesti. 17 Dio le pose [ora] nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

Dio le pose nel firmamento poiché solo da quel momento in avanti si resero chiaramente visibili dalla Terra.

Infine va fatta un’ultima ma preziosissima considerazione filologica. Nonostante la lingua ebraica avesse un termine specifico sia per il Sole che per la Luna, qui ne parla, semplicemente, come due luminari (uno più grande, l’altro più piccolo): perché? Tutti i popoli dell’antichità, eccetto quello ebraico, consideravano il Sole e la Luna come due divinità. L’autore biblico, invece, sottolinea che la loro funzione sia, semplicemente, quella di dar luce e di regolare il trascorrere del tempo e delle stagioni. Ecco che l’autore, menzionandoli per la prima volta al quarto giorno anziché al primo, ha sottratto loro ulteriore importanza.